Terremoto Centro Italia: il monitoraggio dei territori colpiti

Un punto sui sopralluoghi e sui dati satellitari successivi alle scosse del 26 e del 30 ottobre

A quattro giorni dalla forte scossa che il 30 ottobre ha nuovamente colpito il centro Italia, il Sistema di Protezione Civile lavora, oltre che sul fronte dell’assistenza alla popolazione, a una ricognizione puntuale delle criticità e dell’impatto del sisma sui territori.
In particolare, si sta provvedendo alla mappatura delle situazioni di dissesto, per procedere poi con le attività di rilievo e stabilire, quindi, le priorità degli interventi, a partire da quelli sulla rete viaria pesantemente compromessa in seguito al sisma.

Tra le criticità più significative, al confine tra Marche e Umbria, la frana della gola della Val Nerina, che ha provocato la parziale ostruzione del Fiume Nera. Il corso d’acqua è esondato allagando per un tratto la Strada Provinciale 209, già coperta dai detriti.
Sul fronte dighe, i gestori hanno svolto verifiche speditevi degli impianti – d’intesa con la Direzione dighe del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti – e non hanno riscontrato criticità.

L’attività di monitoraggio del territorio passa anche attraverso l’acquisizione e lo studio di immagini satellitari.
Rispetto alle ultime forti scosse che hanno colpito il Centro Italia il 26 e il 30 ottobre sono, infatti, disponibili nuovi prodotti Copernicus, nell’ambito del programma di osservazione della Terra guidato dall’Unione Europea in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea che – in ambito di protezione civile – fornisce informazioni geo-spaziali e mappe satellitari delle aree colpite da calamità, per contribuire alla gestione delle emergenze.

Tra il 30 e il primo novembre, inoltre, i satelliti Cosmo SkyMed e Sentinel hanno acquisito nuovi dati delle zone terremotate con l’obiettivo di studiare le deformazioni del suolo e delle sorgenti sismiche legate all’ultima forte scossa. L’attività, coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile, è svolta da un team di ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana. In particolare, grazie ai dati radar acquisiti, sono state realizzate due immagini: una fornisce la prima ricostruzione delle faglie, l’altra mostra invece la deformazione del terreno, che si estende per un’area di circa 130 chilometri quadrati, con uno spostamento massimo di almeno 70 cm nei pressi di Castelluccio.

 

Fonte   www.protezionecivile.gov.it

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